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IL LEADER DELLA PROTESTA

Marcello Costa Angeli: non abbiamo ancora perso.
Difendiamo i cittadini>

Antonella Cremonese

MILANO - Marcello Costa Angeli, il giovane chirurgo leader della rivolta anti-Bindi, non è un uomo che si arrende. Gli ultimi tre giorni li ha passati negli uffici dei giornali, per far accettare e pubblicare l'appello a pagamento dei medici al presi dente della Repubblica. Perché non firmi i decreti. Ha ancora la testa alta. E una tenace speranza di goal in «zona Cesarini». Costa Angeli, dopo aver lottato contro, dopo aver inventato il «bottone a lutto» sul camice bianco, dopo tante manifestazioni, che cosa si prova ad aver perso? «Non abbiamo perso. Davamo per scontato che il governo approvasse i decreti della riforma Bindi e non smentisse un suo ministro. Anche se a ben vedere, non esistono ministri del governo, ma ministri dei cittadini. E quali cittadini rappresenta la Bindi, il cui partito aveva il 7% e ora è addirittura sceso al 4%?». Quindi adesso vi appellate al presidente della Repubblica. Non avete paura che sia solo un "pro forma", questo atto regolamentare? «No, altrimenti non crederemmo più nella funzione del capo dello Stato. Una funzione che non è formale, e che deve garantire la democrazia. Pensiamo che a Carlo Azeglio Ciampi appartenga la funzione di valutare seriamente decreti legge tanto contestati. E che si presentano viziati di illegittimità costituzionale, viziati di eccesso di delega, privi di neutralità, privi di copertura finanziaria, lontani anni-luce dall'Europa. E poi, Ciampi un mese fa ha inviato una lettera di risposta alla parlamentare e uropea Cristiana Muscardini che gli segnalava gli sbagli di questa riforma. Se poi la Corte Costituzionale dovesse bocciare la riforma, Ciampi dovrebbe spiegare perché ha firmato. Ha promesso, prima della firma, un'attenta valutazione dei decreti da parte del suo ufficio legale. Però adesso c'è un problema...». Quale? «Il problema del tempo. La Bindi, astutamente, ha tenuto segreto per quattro mesi il testo definitivo, l'ha presentato in Consiglio dei ministri tre giorni prima della scadenza e ha lasciato a Ciampi e ai suoi uffici due notti di tempo. Come si fa a valutare in poche ore un testo di oltre 90 pagine e tanto importante per la vita di un Paese, perché incide su un problema come quello dell'assistenza ai cittadini?». Ma che cosa cambia, per i cittadini? «Cambia che troveranno negli ospedali medici che sono stati mortificati e ridotti a semplici esecutori di linee-guida decise a Roma e applicate dai direttori generali. E troveranno solo le cure "essenziali". Un'espressione che significa in pratica le cure minime. Noi medici, che prima davamo "tutte" le cure, adesso potremo darne soltanto alcune. Per averle tutte, i cittadini dovranno ricorrere ai cosiddetti "fondi integrativi", anch'essi inventati da questi decreti. E quindi pagare una seconda volta per riavere ciò che avevano prima». Ma si dice che questa battaglia contro la riforma Bindi sia stata una «battaglia della destra». Tanto è vero che tutta la sinistra esulta e l'approva... «La sinistra esulta semplicemente perché il governo che ha approvato la riforma è di sinistra. Ma vorrei dire che io sono indignato. La riforma della Sanità non ha e non deve avere un valore politico. La salute non si rispetta con le leggi, ma con l'etica di chi fa il medico». Lo scienziato francese Jean Bernard scrisse che la «tentazione politica si esercita ora sulla medicina, ora sui medici, ora sui malati». Aggiungendo l'augurio che la «subordinazione della medicina alla politica sia respinta una volta per tu tte». Lei è d'accordo? «Sono tanto d'accordo che sono contrario anche agli scioperi dei medici. Perché hanno una valenza "politica", ma mettono a terra i cittadini. E' per questo che il nostro "cartello" di rivolta contro la riforma Bindi ha fatto solo scioperi virtuali, che si sono espressi col bottone nero sul camice. Ed è per questo che con sacrificio (i nostri stipendi non sono alti!) abbiamo raccolto a cinquantamila lire alla volta i soldi per esprimerci sui giornali. Dovevamo "bucare" il silenzio che ci aveva fatto intorno la Bindi. Una persona che crede sempre di aver ragione, e non ascolta le ragioni degli altri. Ma se più di 60 mila medici sono contro questa riforma, non saranno dei visionari. E' una riforma sbagliata, fintamente di sinistra, che abbassa le possibilità del medico di lavorare bene. E che rende gli ospedali come catene di montaggio».

 

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