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martedi , 22 giugno 1999

MILANO

Protesta anti Bindi, disagi negli ospedali. E continuano i ricorsi

Sanita, emergenza da sciopero

Interventi ridotti per l'agitazione
degli anestesisti. Il Cimo e la Regione
daranno battaglia con l'aiuto di legali

Antonella Cremonese,

Chiuse le sale operatorie dell'Istituto nazionale dei tumori, del San Carlo, del San Paolo, del Fatebenefratelli, del Gaetano Pini. Interventi che si contano sulle dita di una mano al presidio di via Commenda degli Icp (Mangiagalli, Regina Elena), ridotti della metà quelli programmati al Niguarda, operazioni al Policlinico nel solo reparto di otorino-laringoiatria. Solo al San Raffaele, al Buzzi e al Sacco, attività regolare. La giornata di sciopero indetta ieri da anestetisti (Aaroi), patol ogi clinici (Airpac) e radiologi (Snr) aderenti al sindacato Umsped contro la riforma sanitaria ha paralizzato per un giorno le sale operatorie degli ospedali cittadini. Venti gli interventi rinviati all'Istituto dei tumori, 40 al Gaetano Pini, assic urate le sole emergenze al San Carlo e al Fatebenefratelli, assenti la metà degli anestetisti al San Paolo, 10 sale operatorie su 21 aperte al Niguarda, sciopero «bianco» al San Raffaele con pedissequa osservanza di mansioni e turni. Ma se lo sciopero si è concluso ieri, la battaglia ingaggiata contro la riforma è solo all'inizio, come testimonia la decisione presa ieri dai sindacati dei medici che guidano la rivolta (lo Snami dei medici di famiglia, la Cimo dei medici ospedalieri e il grosso gruppo dei medici ospedalieri Anaao di Milano-Monza, in netta rottura con la linea nazionale del loro sindacato e sempre più compatti intorno al leader Marcello Costa Angeli, dell'ospedale di Monza). L'iniziativa di formare un vero e proprio «collegio di legali», nello stile delle vertenze Usa, è stata annunciata in una conferenza stampa che si è tenuta nella sede della Cimo, presente l'assessore regionale alla sanità Carlo Borsani, e presenti i responsabili dei sindacati medici che non accettano la riforma. E' stato proprio l'assessore Borsani a dare la notizia di maggior peso: «La Regione Lombardia presenta ricorso alla Corte Costituzionale, e mi risulta che altre Regioni lo faranno.» Umberto Marini, presidente regionale della Cimo, ha confermato quanto da Roma aveva fatto sapere il presidente nazionale Carlo Sizia: nelle ultime convulse giornate prima della presentazione della riforma al Consiglio dei ministri, la Bindi aveva violato la cosiddetta «concertazione», convocando - olt re ai confederali, il cui assenso era praticamente già scontato in partenza - solo i sindacati «amici»: l'Anaao nella figura del segretario nazionale Enrico Bollero e la Fimmg (medici di famiglia) nella figura del segretario nazionale Mario Falconi. «Poi la Bindi ha detto che i sindacati medici avevano "firmato l'accordo". Una doppia falsità: perché non c'era nulla da firmare, e perché il colloquio l'ha avuto con sindacati che ormai si possono definire di comodo. Un modo di procedere dittatorial e, antidemocratico», hanno denunciato ieri mattina i medici, ripetendo quanto stanno dicendo da mesi su una riforma che «è andata molto al di là della delega conferita al ministro della Sanità dal Parlamento.» E Marcello Costa Angeli, facendo riferimento alla «ultima spiaggia» dell'appello al presidente della Repubblica, ha detto: «Un presidente eletto direttamente dei cittadini sarebbe sicuramente in "pole position" nell'ascoltare le grida d'allarme sulla sorte di un Servizio sanitario nazionale che questa riforma rischia di far colare a picco.» Intrecciati con posizioni politiche che rivendicano una linea di liberismo («Il che non vuol dire interessi privati o corporativi, come sostengono i nostri detrattori» ha aggiunto ancora Costa Angeli) gli umori tempestosi della conferenza stampa di ieri fanno intravedere qualcosa di più. Per esempio, la possibilità che si crei un movimento unitario dei vari sindacati medici saliti sulla trincea antistatalista.

 

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