|
|
|
|
lunedi , 03 maggio 1999 CRONACHE La rivolta dei camici bianchi Gli ordini dei medici: no alla riforma-Bindi. Il presidente nazionale si appellerà a Scalfaro: A. Cremonese MILANO - I medici hanno dichiarato guerra al ministro della Sanità Rosy Bindi. L'hanno fatto da Gardone Riviera, dove si è chiuso ieri il congresso nazionale dello Snami, uno dei maggiori sindacati della categoria. Ormai si sono «innervositi» tutti i medici. Ospedalieri, medici di famiglia, universitari e specialisti (una force de frappe trasversale che comprende la quasi totalità dei sindacati medici, e ha raggiunto anche i non sindacalizzati) sono pressoché compatti nel respingere la cosiddetta «riforma Bindi» che dovrebbe entrare in vigore il 21 giugno, e che cambierebbe la faccia della Sanità, trasformando la professione medica in «Medicina di Stato»: ingabbiati solo in ospedale i medici dipendenti, costretti ad applicare «linee-guida» di terapia (decise da una commissione ministeriale), tutti gli altri. A questo si aggiunge anche la decisione di mandare i medici in pensione a 65 anni con uno «slittamento» di massimo 2 anni. «Il primo risultato - è stato detto al congresso - sarà quello di mettere più di 2 milioni di cittadini nella condizione di dover cambiare il medico di famiglia. E senza ricavare posti di lavoro per i giovani medici, perché le "scelte" si riverseranno sui medici già esperti». In prima linea, al congresso, Marcello Costa Angeli, il giovane chirurgo dell'ospedale di Monza che da due mesi guida la rivolta dei medici e ha inventato il «bottone a lutto» per i camici bianchi. E a Gardone, con l'appoggio di molte firme, ha messo in mano al presidente del la Federazione degli Ordini dei Medici, Aldo Pagni, un clamoroso ukase, chiedendogli d'invitare il presidente della Repubblica a non apporre la firma ai decreti legge che dovrebbero promulgare la riforma. Dal canto suo, Aldo Pagni (che il 16 aprile s corso si era dimesso dalla carica perché accusato di esitazioni), dopo che le sue dimissioni sono state respinte ha deciso anche lui la linea dura. E a Gardone ha fatto sua una proposta di vera e propria guerra: se il 21 giugno passeranno i decreti d ella Bindi, non solo si dimetterà lui, ma si dimetteranno tutti i presidenti degli Ordini provinciali dei Medici. Sarebbe una notevole mazzata, a partire dal fatto che di colpo verrebbe a mancare la registrazione delle lauree in Medicina. Insomma, la guerra ci sarà. Il presidente dello Snami Roberto Anzalone e il presidente della Cimo (ospedalieri) Carlo Sizia hanno delineato l'escalation: il 20 maggio una grande assemblea a Milano, presieduta dall'assessore lombardo alla Sanità Carlo Borsani; dal 21 al 23 maggio, sciopero dei medici di famiglia; infine, il 27 maggio, assemblea nazionale a Roma, al cinema Capranica. «Non è in pericolo solo la libertà dei medici - è stato detto - ma anche l'etica della salute. Le "cure di Stato" risparmieranno su farmaci importanti. Uno ha il colesterolo alto? Se è ricco, si comprerà il farmaco. Se è povero, morirà d'infarto». |
|
|
|