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domenica , 06 giugno 1999

MILANO

Martedì la manifestazione dei medici

Rivolta dei camici bianchi. In piazza sfidano la Bindi sulla libera professione

Il pretore ha dato ragione a 220 dottori del Policlinico in causa contro il ministro

Antonella Cremonese

«La Bindi deve andarsene. Per incompatibilità ambientale. Non può guidare la Sanità una persona che continua ad offendere chi ha il compito di curare i cittadini.» Marcello Costa Angeli, leader della rivolta anti-Bindi, annuncia con queste parole l a manifestazione pubblica che si terrà in piazza Santo Stefano dopodomani, martedì 8 giugno, alle ore 20. Ci saranno un palco («Di quattro metri per quattro. Paghiamo noi, e non siamo ricchi») e un pubblico dibattito al quale sono stati invitati i me dici milanesi e lombardi, raggiunti per telefono o informati da un volantino affisso in tutti gli ospedali: «Non mancare nell'ultima occasione che ti è data per disegnare il tuo futuro professionale!». Invitati, oltre ai medici, direttori generali degli ospedali, politici e sindacalisti. La manifestazione, presieduto da Roberto Anzalone vicepresidente dell'Ordine dei Medici di Milano e presidente nazionale del sindacato Snami dei medici di famiglia, è promossa da un vasto fronte medico, sindacale e non: Snami-Amm, Snami ospedalieri, Cimo, Andi Milano, Coas, Anpo, Fesmed, Anaao-Assomed degli ospedali di Monza, Bassini, Ornago, Niguarda, Sacco, San Paolo. San Carlo, Fatebenefratelli, Icp-Buzzi, «Libertà medica», Associazione Medica di Niguarda, Medici San Raffaele, «Evoluzione medica», «Nuova Ascoti», «Cartello dei medici in rivolta Monza/Milano». Sono partiti gli inviti anche per personaggi di primo piano (tra cui Di Pietro) e viene data per certa la presenza del presidente della Re gione Roberto Formigoni, dell'assessore alla sanità Carlo Borsani e dell'ex sindaco di Milano Marco Formentini. Intanto i medici hanno registrato una prima vittoria contro la riforma Bindi. E proprio sul punto più contestato, cioè l'obbligo di esclusiva. Il pretore del lavoro Pietro Martello ha accolto il ricorso di 220 medici del Policlinico contro l'obbligo di scegliere subito tra libera professione fuori o dentro l'ospedale. «Che cosa scegliamo, se non ci sono le strutture?» avevano obietta to i medici, mettendo in mano la vertenza all'avvocato Mattia Pascale. E il pretore del lavoro ha accolto il ricorso, con un'ordinanza in cui si rileva che mettere a disposizione le strutture non è un particolare «di dettaglio» (come aveva sostenuto l'amministrazione del Policlinico), e che, al contrario, nelle norme che regolano questa materia è presente «un chiaro rapporto temporale tra la preventiva individuazione e predisposizione delle strutture e la successiva opzione del medico.» Commenta Marco Perelli Ercolini, vicepresidente nazionale dello Snami-ospedalieri ed esperto di problemi amministrativi: «L'ordinanza che accoglie il ricorso è pura giustizia giuridica. Non si può infatti imporre ai medici di fare una scelta sulla base di una semplice "aspettativa" di una futura organizzazione.» E il portavoce dei medici del Policlinico va più in là: «Come si fa a pensare di spendere anche una sola lira per attrezzare spazi per clienti privati quando questo ospedale non riesce ad ac cogliere decentemente i cittadini?».

 

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