G. Pascoli, i Medici

Home Su Chi siamo Iniziative Contattateci Spazio INSIEME Archivio

 

 Su
G. Pascoli, i Medici
Scegliere il Medico..
Proust e i Medici

La prima medaglia d'oro vinta al Concorso di Poesia Latina di Amsterdam con il poemetto Veianius.

Le opere

Poesia - Prime edizioni

Myricae (1891)
Poemetti (1897)
Canti di Castelvecchio (1903)
Poemi Conviviali (1904)
Odi e Inni (1906)
Nuovi Poemetti (1909)
Canzoni di Re Enzio (1908-1909)
Poemi Italici (1911)
Poemi del Risorgimento (1913)
Carmina (1914-1915)

Prosa

Minerva Oscura (1898)
Sotto il velame (1900)
La mirabile visione (1902)
Pensieri e Discorsi (1907)

Nacque nella casa di San Mauro di Romagna il 31 dicembre 1855.
Figlio quartogenito di Caterina Vincenzi Alloccatelli e di Ruggero Pascoli. Nel 1862, all'età di sette anni, Giovanni cominciò a frequentare, insieme ai fratelli maggiori Giacomo e Luigi, il collegio dei Padri Scolopi di Urbino, dove resterà fino ai sedici anni.
Il 10 agosto 1867, il padre venne ucciso in un agguato  mentre ritornava da Cesena col suo calesse trainato dalla fedele cavallina storna. Dopo la morte del padre, la famiglia si raccolse nella casa nativa di San Mauro; l'anno dopo morì la sorella Margherita e pochi mesi dopo anche la madre.
Seguirono lunghi periodi di grandi ristrettezze. Giovanni ritornò nel collegio di Urbino, ma nel 1871, a causa dei debiti della famiglia, fu costretto a lasciarlo.
Proseguì gli studi liceali a Rimini, poi a Firenze, conseguendo la maturità a Cesena. Nel 1873 vinse una Borsa di studio presso l'Università di Bologna, guadagnandosi la stima e la protezione del Carducci.
In seguito, perse il sussidio per aver partecipato ad una manifestazione politica e dovette trascorrere 107 giorni in carcere, non potendosi iscrivere al terzo anno di studi. Uscì dal carcere con una visione diversa del mondo e della vita, rinnovata nel sentimento del destino comune di infelicità, che rende inutile l'odio tra gli individui.
Nel 1876, dopo la morte del fratello Giacomo, conobbe Andrea Costa e si avvicinò al Socialismo.
Nel 1880, nuovamente ottenuto il sussidio, riprese gli studi e nel 1882 si laureò con una tesi su Alceo. Iniziò quindi la sua carriera di insegnante e di letterato. Insegnò ai licei di Matera, Massa e Livorno; ebbe un incarico straordinario all'Università di Bologna, poi fu professore alle Università di Messina, Pisa e Bologna. Nel 1885, realizzando il desiderio di ricostruire il "nido" di San Mauro, si trasferì con le sorelle Ida e Maria, che si trovavano a Sogliano presso la zia Rita, nella casa di Massa Carrara.
Nel 1892 partecipò al concorso di poesia latina di Amsterdam con il poemetto Veianius, vincendo il primo premio (una medaglia d'oro massiccio): la prima di altre dodici, sempre dello stesso premio olandese. Più tardi acquistò una villa a Castelvecchio Barga, dove visse con la sorella Maria fino alla fine dei suoi giorni.Nel 1905 fu chiamato a succedere al Carducci nella Cattedra di Letteratura Italiana all'Università di Bologna.Morì a Bologna il 6 aprile 1912.

Dal discorso pronunciato 1/4 maggio 1908, nell'aula magna dell'Università di Bologna, in occasione del Congresso dei Medici Condotti

Giovanni Pascoli

"Io, non tuttavia dei più fortunati, ricevevo come compenso del mio lavoro, grave quanto si voglia, ma che non è di vita e morte, come compenso del mio lavoro, che aveva pure tre mesi di rispetto e di riposo ogni anno, lavoro che mi lasciava libera gran parte del giorno e tutta la notte, tutta la dolce ambrosia notte, ricevevo, più di venticinque anni fa, tanto e anche di più di ciò che dopo venticinque anni ha ora il compagno che studiò due anni di più, che ha dato e dà al suo lavoro il giorno e la notte, che non ha vacanze lunghe e fisse, che non è solo utile ma necessario, non legge solo libri ma brancica morti, non insegna latino e greco, ma guarisce, ma redime, ma salva.
Profondamente io riverii quelle donne non vestite di seta, e baciai con doloroso rispetto quei visetti non sempre rosei e paffuti, sebben figli di medici, e guardai con angoscia i capelli grigi come i miei, di quei miei vecchi compagni.
…Mi vergogno, o nobili ministri della più nobile arte del mondo, d'aver cominciato dove molti di voi finiscono, mi umilio davanti a voi a nome dei vostri compagni delle altre facoltà e vi porto, nel tempo stesso, la riprovazione solidale, che valga a purificazione, di questa ingiustissima tra le ingiustizie sociali, che ha per punto di partenza l'Università.
L'Università leva la sua augusta voce denunziando l'onta che ai suoi più operosi figli, a quelli da cui ella esige più lungo studio, più austera disciplina, più fermo animo, più sicure prove, a quelli dalla società si diano minori compensi, minori guarentigie, meno d'onore si faccia, meno di fiducia si accordi....
Venite da tutte le miserie umane, che voi cercate di prevenire, di curare, di lenire almeno, tutte, negli altri, essendo destinati assai spesso a soffocare in voi la peggiore: l'umana ingratitudine.
Mal retribuiti, assai spesso, mal conosciuti, sorvegliati, cinti di divieti, irretiti di sofismi, soffocati di diffidenze, da persone che interpretano come "servizio" di schiavi un'arte esercitata liberalmente a loro profitto, fischiati (s'è vista anche questa!), ingiuriati, persino espulsi, da gente che profittava delle nuove libertà contro i benefattori del presente e apostoli dell'avvenire, voi venite qui a congresso a rifornirvi di nuove armi per la vostra assidua battaglia contro il malore, a costo di darne a aguzzarne una contro di voi in man di quelli che credono o mostrano di credere che un medico, da loro così ben pagato e trattato, deve saper tutto sin dal giorno della laurea.
Mala sorte della vostra battaglia, o medici, nella quale avete a fronte, oltre la macilenta "coorte delle febbri", la dura ferrea prosperosa legione dell'ignoranza!
..Su, inforca il tuo cavallo, rasenta i precipizi, attraversa i torrenti, misura col biroccino le lunghe strade assolate o fangose, gira la città, riposerai la notte. E la notte, sussulta allo squillo imperioso del campanello, balza giù, va magari in una casupola lontana lontana... e all'alba ricomincia... e là, forse in una bella casa, ascolta senza dar segno di cruccio, che la famiglia ha creduto di dover ricorrere a un altro e che tu sei ringraziato e licenziato; e altrove leggi in un amaro sogghigno, odi anche da una bocca sibilante l'accusa d'aver lasciato o d'aver fatto morire, tu, tu che vuoi alla natura strappare il poter della vita, ma toglierle il poter della morte non puoi.
E rassegnati a passare ancora gli esami ogni giorno della tua vita, a esser giudicato, a esser classificato da tutti i buoni uomini, i quali sembrano credersi in diritto d'aspettarsi da te il miracolo e nel tempo stesso pensano e dicono d'essere in grado di far l'arte tua meglio di te. E rassegnati, tu che un giorno forse non avevi che amici sorridenti, a non vedere che cipigli di nemici, a sentirti di noia, di peso, di troppo, dove ti recasti avvolontato di bene, dove sognavi che ben ti volessero per il ben che facevi.
 


 

 

 

Home
Su

 Copyright  << INSIEME PER LA SALUTE E PER IL SOCIALE >> 2004/2005/2006/2007/2008.
Per problemi o domande su questo sito Web contattare: mangeli@yahoo.com - Ultimo aggiornamento: 25-02-08.