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La
distinzione fra la libertà degli antichi e la libertà dei moderni è stata
divulgata dallo scrittore liberale francese Benjamin Constant, che la espose in
una celebre conferenza parigina del 1819: “La libertà degli antichi paragonata a
quella dei moderni”. Secondo Constant, una delle differenze più importanti fra la politica antica e la politica moderna, è il carattere rappresentativo dei nostri governi, che era del tutto assente nelle poleis greche, democratiche o aristocratiche che fossero, e negli altri regimi dell'antichità. Essendo il potere politico gestito senza mediazioni, la libertà degli antichi consisteva nell'esercitare collettivamente, ma direttamente, molte funzioni della sovranità. Questa libertà collettiva era compatibile con l'asservimento completo dell'individuo all'autorità dell'insieme, che si manifestava con istituti come l'ostracismo ateniese e il controllo censorio della vita privata spartana per opera degli efori. Gli antichi erano "macchine di cui la legge regolava le molle e faceva scattare i congegni". Di contro, oggi - dice Constant - per libertà s'intende
il diritto di essere sottoposto soltanto alla legge, di non essere arrestato, né
tenuto in carcere, né condannato a morte, né maltrattato per la volontà
arbitraria di uno o più individui, il diritto di esprimere la propria opinione,
di scegliere il proprio lavoro e di esercitarlo, di disporre ed abusare della
propria proprietà, di associarsi con chi preferisce, di esercitare la propria
influenza sull'amministrazione del governo. In breve, la nostra libertà è il
"pacifico godimento dell'indipendenza privata." Secondo Constant, l'autodeterminazione politica
continua ad avere un grande valore, perché è un mezzo essenziale per conoscere e
migliorare noi stessi tramite la discussione pubblica; ma la libertà degli
antichi non è più praticabile per quattro motivi fondamentali: Molto probabilmente, più di un Greco antico avrebbe
visto questa libertà, nel suo tipo ideale, come una libertà degli idioti [idios=
privato, scemo]. Le cose che hanno veramente un valore sono quelle compiute
gratuitamente e liberamente: solo i poveri e gli schiavi sono legati dalla
necessità al lavoro. E solo un idiota può vivere in questo modo per propria
volontà, cioè senza esserne costretto. In particolare, la democrazia ateniese
del V secolo attribuiva un grande valore all'attività politica, a giudicare da
quanto Tucidide mette in bocca a Pericle, che commemora i caduti della guerra
del Peloponneso: Siamo i soli a considerare chi non partecipa [agli affari pubblici] non già senza preoccupazioni (apragmon) ma inetto (achreios). (II.40.2)
Fino a circa tre decenni fa, le condizioni della libertà dei moderni di Constant erano anche le nostre: la libertà dei moderni era la libertà del mercato, a prezzo di una limitazione alla partecipazione politica e di una rinuncia all'autonomia del tempo libero Ma oggi si devono mettere in dubbio almeno i punti (2) e (3) dell'argomentazione dello scrittore francese. Il lavoro, tranne che per un'élite di privilegiati e per la massa di sfruttati del mondo non "occidentale", sta diventando superfluo, grazie alla meccanizzazione e all'automazione. Ci troviamo con una enorme quantità di tempo libero, che è tempo vuoto, esposto alla colonizzazione commerciale dei divertimenti a pagamento e della pubblicità, se pensiamo la nostra vita come finalizzata esclusivamente al lavoro, al commercio e alla soddisfazione dei bisogni che altri si occupano di suscitare in noi.
di Maria Chiara Pievatolo e Nico De Federicis |
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