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IL PRINCIPIO DI
SUSSIDIARIETA'
riguarda i rapporti tra Stato e
società. Esso é un fondamentale principio
di libertà e di democrazia, cardine della nostra concezione dello Stato.
Si articola in tre livelli:
a) Non faccia lo Stato ciò che i cittadini possono fare da soli:
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le varie istituzioni statali
devono creare le condizioni che permettano alla persona e alle aggregazioni
sociali (famiglia, associazioni, gruppi, in una parola i cosiddetti "corpi
intermedi") di agire liberamente e non devono sostituirsi ad essi nello
svolgimento delle loro attività. |
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Questo perché la persona e
le altre componenti della società vengono "prima" dello Stato: l'uomo é
principio, soggetto e fine della società e gli ordinamenti statali devono
essere al suo servizio. |
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Per questo motivo lo Stato
deve fare in modo che i singoli e i gruppi possano impegnare la propria
creatività, iniziativa e responsabilità, impostando ogni ambito della propria
vita come meglio credono, risolvendo da soli i propri problemi. |
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In questo modo, si uniscono
insieme il massimo di libertà, di democrazia e di responsabilità, sia
personale che collettiva. |
b) Lo Stato deve intervenire (sussidiarietà deriva da subsidium, che vuol dire
aiuto) solo quando i singoli e i gruppi che compongono la società non sono in
grado di farcela da soli: questo intervento sarà
temporaneo e durerà solamente per il tempo necessario a consentire ai corpi
sociali di tornare ad essere indipendenti, recuperando le proprie autonome
capacità originarie.
c) L'intervento sussidiario della mano pubblica deve comunque essere portato dal
livello più vicino al cittadino:
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quindi in caso di necessità il
primo ad agire sarà il comune. |
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Solo se il comune non fosse in
grado di risolvere il problema deve intervenire la provincia, quindi la
regione, lo Stato centrale e infine l'Unione Europea. |
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Questa gradualità di
intervento garantisce efficacia ed efficienza, libera lo Stato da un
sovraccarico di compiti e consente al cittadino di controllare nel modo più
diretto possibile. |
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Applicando questo principio,
lo Stato si mette davvero al servizio dei cittadini, aiutando la formazione di
un cittadino attivo e autonomo, che non sia un suddito passivo e sempre
bisognoso di assistenza. |
2. Origine.:
Il principio di sussidiarietà é uno dei fondamenti della Dottrina Sociale
della Chiesa. Di esso si trovano tracce già in autori quali, per esempio, San
Tommaso d'Aquino e Dante.
In tempi più recenti, di esso parla nella Rerum Novarum (1891) Leone XIII, ma la
formulazione classica é contenuta nell'enciclica Quadragesimo Anno (1931) di
papa Pio XI:

"...siccome non é lecito togliere agli individui ciò che essi
possono compiere con le loro forze e l'industria propria per affidarlo alla
comunità, così é ingiusto rimettere ad una maggiore e più alta società quello
che dalle minori e inferiori comunità si può fare." Ne deriverebbe "un grave
danno e uno sconvolgimento del retto ordine della società" poiché "l'oggetto
naturale di qualsiasi intervento della società stessa é quello di aiutare in
maniera suppletiva (subsidium afferre) le membra del corpo sociale, non già
distruggerle ed assorbirle."
Di conseguenza, "é necessario che l'autorità suprema dello Stato rimetta ad
assemblee minori ed inferiori il disbrigo degli affari e delle cure di minore
importanza"" per poter "eseguire con più libertà, con più forza ed efficacia le
parti che a lei sola spettano (...) di direzione, di vigilanza, di incitamento,
di repressione, a seconda dei casi e delle necessità."
N.B. Il Trattato di Maastricht (7 febbraio 1992) dichiara che il principio di
sussidiarietà é la direttrice fondamentale che guida il processo di formazione
dell'Unione Europea.
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